Un'esposizione quasi totale

Il 91% degli italiani dispone di almeno un veicolo a motore; quindi, l'aumento dei prezzi dei carburanti riguarda direttamente la quasi totalità della popolazione. L'auto è il mezzo dominante: è presente nell'89% dei casi, considerando sia chi ha solo l'auto (80%) sia chi possiede anche una moto (10%). Il mercato a due ruote come unica soluzione è marginale (2%): per la grande maggioranza il rincaro si scarica quindi sull’auto.

Percezione: un consenso quasi unanime e di forte intensità

Il 98% degli intervistati ha notato un aumento dei prezzi, contro l'1% che li considera stabili. Il dato più significativo è però l'intensità: l'87% parla di un aumento "molto forte", quindi la percezione non è solo diffusa ma anche netta. Le risposte intermedie ("moderato" e "leggero") raccolgono insieme appena il 10%.

Dalla percezione al portafoglio: un divario di 23 punti

Tra i possessori di un veicolo, l’89% dichiara di spendere oggi più di un anno fa per il carburante e il 65% “molto di più”. Nello stesso gruppo, però, chi ha percepito un aumento molto forte dei prezzi sale all’88%: uno scarto di 23 punti. Il divario è coerente con l’ipotesi che una parte degli automobilisti stia contenendo l’impatto modificando le proprie abitudini, come suggerisce la diffusione delle strategie di risparmio

Responsabilità: prevalgono i fattori esterni, la filiera resta fuori

Raggruppando le risposte, il 59% attribuisce i rincari a fattori esterni e di mercato (tensioni geopolitiche, speculazione, OPEC+, cambio), contro il 29% che indica fattori politico-istituzionali (Governo, fine dello sconto sulle accise, UE). La singola causa più citata sono le tensioni geopolitiche (44%), che doppiano il Governo italiano (22%). La filiera petrolifera (compagnie e gestori) raccoglie appena il 5%: il rincaro viene letto come un fenomeno macroeconomico più che come una questione di margini commerciali.

L'età sposta l'attribuzione delle responsabilità. Gli over 55 sono i più propensi a indicare le tensioni geopolitiche (49%, sopra la media), mentre tra i 35-44enni questa quota scende al 35% e cresce il peso del Governo italiano (31% contro il 22% medio), insieme all'incertezza (8% di "non saprei"). I 45-54enni si distinguono invece per una maggiore attenzione alla speculazione finanziaria (17% contro il 12% medio).

Aspettative: chi prevede aumenti supera di 9 volte chi prevede un calo

Il 61% prevede ulteriori aumenti nei prossimi mesi, contro il 7% che si aspetta un calo, con un saldo netto di +54 punti. Il rapporto è di circa 9 a 1. La maggioranza dei pessimisti si aspetta però un aumento contenuto ("un po'", 36%) più che forte (24%), e un 22% prevede una stabilizzazione: lo scenario atteso è quindi di un rialzo più moderato.

Adattamento: si ottimizza il costo prima di ridurre gli spostamenti Tra chi possiede un'auto o una moto, oltre 9 su 10 hanno adottato almeno una strategia: solo l'8% non ha cambiato nulla. Prevalgono le strategie che riducono il costo senza limitare la mobilità: confronto dei prezzi tramite app (39%), self service (34%) e guida efficiente (23%). Seguono la riduzione degli spostamenti (uso ridotto del veicolo 38%, rinuncia a viaggi e gite 23%), mentre il passaggio ad altri mezzi resta più debole: piedi o bici 22%, mezzi pubblici 14%, sharing e car pooling 1-2%. Il 17% ha inoltre tagliato altre spese per compensare, con possibili ricadute sui consumi discrezionali.

Le strategie cambiano con l'età. Gli over 55 sono quelli che più riducono l'uso del veicolo (44% contro il 38% medio) e cercano più spesso il distributore più economico (41%). I 18-34enni si distinguono invece per il ricorso ai mezzi pubblici (22% contro il 14% medio), per una guida più efficiente (29% contro il 23%) e per il taglio di altre spese per compensare (22% contro il 17%). Sono però i meno propensi al self service (30% contro il 34%), mentre i 35-44enni sono i meno inclini a ridurre gli spostamenti: solo il 29% usa meno il veicolo.

Effetto domino: il timore riguarda i beni essenziali

Il 97% del totale popolazione ritiene che l'aumento dei carburanti si ripercuoterà su altri prezzi e il 70% ne è "molto" convinto. Tra chi si aspetta ripercussioni sugli altri prezzi, anche minime, tre settori superano la soglia del 50%: alimentari e spesa (68%), energia e bollette (55%) e trasporto merci e logistica (51%).

Gli italiani individuano quindi nella catena logistica il canale di trasmissione dei rincari verso i beni di prima necessità. I settori discrezionali come turismo (11%) ed e-commerce (8%) sono percepiti come molto meno esposti.

Le priorità variano con l'età. Gli over 55 si concentrano sui beni essenziali: alimentari (73%) ed energia e bollette (64%), entrambi sopra la media. I più giovani guardano di più alla mobilità e ai consumi discrezionali: i 18-34enni citano più spesso viaggi aerei (29% contro il 22% medio), turismo e vacanze (19% contro l'11%), trasporto pubblico (19% contro il 15%) ed e-commerce (14% contro l'8%), e sono i meno preoccupati per alimentari (54%) ed energia e bollette (42%).

Nota metodologica

L’indagine è stata condotta online da YouGov nel mese di ottobre 2026 su un campione di 1.003 adulti italiani (18+), rappresentativo della popolazione per genere, età e area geografica. Le domande sulla spesa e sulle strategie di adattamento si riferiscono ai 913 intervistati che possiedono un’auto o una moto. La domanda sui settori più colpiti si riferisce ai 990 intervistati che si aspettano ripercussioni sugli altri prezzi. Nelle domande a risposta multipla la somma delle percentuali può superare il 100%.

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